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notte piccina:se tu
mi accetti, mi accetti,
lassù
tre cubiti di dolore sopra
terra:
tutte le vesti di sabbia
entro cui si muore, tutti
i vani soccorsi,
tutto, ciò che ancora
con la lingua ride

tu getti a me che affogo
oro:
forse si lascia un pesce
corrompere

piccolo sognar le radici, che mi trattiene qui,
dilavato di sangue,
a nessuno visibile, ormai,
in balìa della morte

sparato
dentro la pista di smeraldo,
io, nido di larve, di stelle, con tutte
le chiglie
ti cerco
fondo insondabile

neri,
come la ferita del ricordo
gli occhi ti cercavano scavando nel Kronland
che il cuore stringe con i denti,
poiché rimane il nostro letto:

questo cunicolo devi attraversare-
tu l'attraversi.

Nel senso
del seme
il mare ti copre di stelle, per sempre.

Il dare un nome ha un fine,
è su di te che io getto il mio destino

Di nuovo ti si increspano i capelli, se io piango. Con il blu dei tuoi occhi
tu copri la tavola del nostro amore: un letto tra estate e autunno.
Noi beviamo il vino che pigiò qualcuno, che non sono io, che non sei tu, che non è un altro:
noi sorseggiamo alcunchè di vuoto e di estremo.
Noi ci guardiamo negli specchi del mare profondo, più lesti ci porgiamo questi cibi:
la notte è la notte, essa principia col mattino,
essa mi pone a giacere con te


 
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