English Italiano
 

Francesca Alfano Miglietti (FAM) una delle più interessanti studiose di mutazioni legate ai linguaggi visivi, curatrice di mostre, rassegne, live show/convegni, creatrice di nuovi scenari nell'arte contemporanea. Ho incontrato Alfano Miglietti a Torino, in occasione di Artlive 3, festival delle contaminazioni, da lei organizzato, alla terza edizione. Tre giornate dedicate alla performance, al panorama attuale, ai mutamenti in corso, ad un imprevedibile futuro. In un ambiente ammiccante alla mondanità, nuovo di zecca, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, si sono avvicendati molti artisti, performer, musicisti da Sukran Moral a T.B.C., Diamanda Galas, Studio Azzurro, Onice Collective, Fathy Salam, Betty Marenko, lasciando un buon margine alle perplessità e ai luoghi comuni.

All'interno di questo frastornante contenitore di fashion il tempo per una lunga conversazione con Francesca Alfano Miglietti in cui si sono rincorsi stimoli, suggestioni, deviazioni, di cui qui alcune tracce, una riflessione sul corpo e sull'identità.
Art Live3 si confronta con l'essere straniero, necessità imprescindibile del fare arte. Strani corpi starnieri. La ricerca artistica si muove lungo il filo dei mutamenti identitari. Muoversi e fluire sembra essere la possibilità. "Ci vuole un certo squilibrio, un ondeggiamento su qualche abisso per sentire disaccordo" (Julia Kristeva).

La vertigine del cambiamento segna le identità. La nostra conversazione parte da L'intruso di Jean-Luc Nancy, dall'intrusione dell'estraneo come esperienza di corpo. Come poter ancora dire questo è il 'mio' corpo? L'estraneità viene dall'esterno, ma solo perchè sorta dall'interno.
"Il mio campo d'azione è l'identità", dice FAM. L'identità non è definita dai miei dati anagrafici, ma è un fluire continuo, un movimento che supera le barriere, i divieti, fuga dalle strategie di controllo, spazio interstiziale. L'identità è mobile. "Non ho mai creduto al fattore razziale come fondamento dell'identità, nè all'identità sessuale".
Il corpo è il luogo in cui transitano discorsi, obblighi, apparati di controllo. Il corpus, per Agamben, è un essere bifronte, portatore della soggezione al potere sovrano, ma anche delle libertà individuali. Cosa accade in questo doppio movimento? chiedo. C'è una possibilità di resistenza dei corpi? chiedo ancora.

Il problema, dice FAM, non è la resistenza, ma l'esistenza. La resistenza non basta, non è nulla. L'esistenza è la tensione estrema nell'arte. Non arte estrema. Un termine su cui, secondo FAM, si sono giocati molti fraintendimenti. "Franko B è arte estrema, ma anche Caravaggio è arte estrema". Ed è scandalo. "Ma anche Bush è arte estrema", continua FAM. Le categorie sono sempre in agguato a deprivare, a semplificare. Ma la performance è un corpo che sfugge alle classificazioni, proprio perchè identità mobile e fluida. Come poter definire, ad esempio, il lavoro di Ron Athey? Artista omosessuale, sieropositivo, che lavora con un gruppo di artisti sieropositivi, corpo vivente di sangue, che nell'azione ribalta di segno la morte e la accoglie. In quale scaffale collocare quest'arte? Corpo disturbato e pericolo di contagio.

Identità come contagio. E allora non ha più senso parlare di performance e di teatro come pratiche distinte per FAM, che pensa ad Artaud, a Grotowski e al loro rifiuto della finzione. Questa distanza dalla vita non può essere in un teatro del corpo, come è la performance, se un nome si vuole dare. E questo è possibile, può accadere solo in un 'corpo a corpo', nel fluire dell'incontro tra corpi. "Il futuro dell'arte è dal vivo, live, non potrà essere altrimenti". Qualsiasi tipo di mediazione è impossibile.

"Vite che scelgono il contatto diretto con la messa in discussione di sè e del modo in cui si vive".

L'ARTE DEL CORPO
Incontri con Marcel.Lì e Francesca Alfano Miglietti (FAM) a cura di Roberta Quarta

 
Astragali Teatro via G.Candido, 23 - Lecce tel: +39 0832 306194 email: astragali@libero.it