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solleva la fiamma , portala ancora più vicina: sono io che porto il sacro fuoco,
rendo santa e brucio e do luce
con questo fuoco
alla mia chiesa
o Imeneo, signore,
beato lo sposo,
e beata sono io per il mio letto regale,
io che ora mi sposo in terra straniera.
o Imene, o Imeneo, sire.
mentre tu, madre, in lacrime piangi mio padre
morto, e la cara patria,
io, per il mio matrimonio,
alzo questa fiamma.
per lo splendore , per la luce,
per dare a te, Imeneo,
per dare a te, Ecate, la fiamma.
muovi, muovi, il piede,
batti, batti il tempo,
inizia la danza.
o Imene, Imeneo, Imene.
e anche tu balla, madre, danza.
muovi i piedi, lascia andare il corpo.
gridate Imeneo,
gridate i canti di sposa.
avanti ragazze
vestite a festa,
cantate per il mio matrimonio

CORO

perché non trattieni questa ragazza che delira,
(FA) ché non arrivi al campo dei nemici
come se fosse in festa?

ECUBA

o dio, tu porti la fiamma nei matrimoni,
ma questo fuoco che accendi è amaro. (fijia),
mai ti immaginavo sposa dei nemici e loro schiava.
dammi la tua fiamma,
non puoi portare così il tuo fuoco,
agitando il tuo delirio:
e il tuo destino, figghia mia, non ti ha sanato,
resti sempre fuori dalla ragione.
portate via il fuoco,
e rispondete con lacrime al canto di questa donna.

CASSANDRA

copri, madre, questa mia testa vittoriosa
e rallegrati per il mio matrimonio regale:
guidami se non ti sembro abbastanza veloce
spingimi a forza.
se dio esiste, si sposa oggi una sposa ancora più sfortunata di Elèna.
perché io mi vendicherò,
lo ucciderò,
rovinerò le sue case,
il mio dono, oggi,
sarà la vendetta per i miei fratelli e mio padre.
abbandonò la vergogna
non canterò l'arma che compie la vendetta.
dimostrerò semplicemente che questa città
piegata, sconfitta, distrutta, bruciata, annientata
è semplicemente più felice della capitale dei vincitori.
io piena di dio, divorata dal dolore,
lascerò solo per un attimo la follia.
quisti ndanu fatte purcarei
pe na fimmena, pe dhhra Eléna,
pe na cosa, ca – dice – dae ricchezza e ggusto.
pe sta cosa de unu, pe sta cosa de picca,
anu morte tante persone,
e quando sono arrivati là,
sono morti davvero in tanti,
e ancora ne muoiono.
e quelli che sono morti,
sono morti nella loro terra, tra le braccia dei loro cari.
sono morti senza una terra, e restano fuori dalla terra.
sono morti, per esseri simili all'avidità di chi li comanda,
per loro la guerra è un mestiere,
ma quando li vedi morti –a vent'anni –
esplosi tra le case in fiamme,
in mezzo alle strade,
nella terra che loro non era
come non era nessuna terra.
stanno semplicemente morti,
in un'altra terra straniera
per stranieri discorsi a loro del tutto stranieri.
è solo meglio tacere la vergogna,
che non ci sia un canto,
per chi muore senza un senso,
per l'interesse lurido di un altro.
noi, morivamo per la patria,
noi, morivamo per un'idea,
con in bocca lo stupore idiota di non capire per cosa moriva chi ci uccideva.
la terra li abbraccia questi figli della loro terra
e abbraccia anche gli assassini ignari che qui arrivarono senza sapere perché.
Ettore è un eroe perché un giorno qualcuno lo chiamò in battaglia
altrimenti sarebbe stato un uomo qualunque, presso la sua terra silenziosa.
così pure il matrimonio di Paride, non chiese nulla al mondo. Ma sposò la figlia di Zeus.
lì si trovò, in quel giorno, in quell' attimo, altrimenti avrebbe nutrito una vita silenziosa, come tutti.
chi ha solo un poco di cuore e di testa,
non può che fuggire dalla guerra,
ma se arriva, perché qualcuno mette a fuoco la tua città, arriva.
ma quale città è stata messa a fuoco?
e Perché?
per questo non devi piangere me e il mio letto, madre.
perché chi arriva con armi tanto potenti
e tutto distrugge
io distruggerò.

 
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