English Italiano
 

(p. cosimo l. colazzo)

Ulisse quelle volte che si chinava nell'acqua
Gli pareva di sentire tra le felci e sotto il giacinto galleggiante
- ma anche nel fruscio delle onde -
la musica dei suoi compagni morti, insidiosa.
E lui che era rimasto in vita, ma la vita scontava
Tendeva continuamente le orecchie, senza allegria però,
ad ascoltare la musica mesta, a pelo d'acqua
degli amici marinai perduti che pure un tempo
abbordavano la vita con le mani nei calzoni.
(Ulisse non ha mai conosciuto un tempo grigio
E gli era facile entrare e uscire dalla vita
Eretto come un gallo, innamorato del mutamento e non altro
ma anche della musica monotona e vile dei suoi morti compagni).

In piena luce la vita è grigia
una rana fulminata mostra il chiaro pancino al cielo
e la palude si anima come una distilleria.
Anche Prokosch che non sa una sola parola in tedesco
- ma anche lui la vita sconta, ed ama il mutamento -
Non sa far altro che tendere le orecchie, impervio e solo,
ad ascoltare le voci senza fine degli annegati
che pure un tempo abbordavano la vita con gli occhi
di un uccello.
Tendeva le orecchie, Prokosch, e sapeva amarsi
e come cedeva facilmente all'irrequietezza e alle lusinghe
e come godeva delle frottole che a pelo d'acqua correvano verso terra.
Non sapeva una sola parola in tedesco, Prokosch. Come un corsaro però
avrebbe amato il vecchio Franz dai lombi robusti, dai fondali luminosi
e forse avrebbe anche ascoltato la sua musica profonda e monotona
e poiché amava l'irraggiungibile e il proibito
avrebbe sicuramente affermato che le rane, a giorni alterni,
scoppiano nelle ottuse distillerie tedesche,
o che dei suonatori neri allegri e stanchi, tutt'uno con la carta da parati,
avrebbero ingoiato sciarpa e cappello, avrebbe ingoiato tutto
pur di accordare la loro musica, la loro splendida musica
con quella dei trasportatori di tronchi su fiumi de nord.

da antonio verri

 
Astragali Teatro via G.Candido, 23 - Lecce tel: +39 0832 306194 email: astragali@libero.it