Ulisse quelle volte che si chinava nell'acqua
Gli pareva di sentire tra le felci e sotto il giacinto galleggiante
- ma anche nel fruscio delle onde -
la musica dei suoi compagni morti, insidiosa.
E lui che era rimasto in vita, ma la vita scontava
Tendeva continuamente le orecchie, senza allegria però,
ad ascoltare la musica mesta, a pelo d'acqua
degli amici marinai perduti che pure un tempo
abbordavano la vita con le mani nei calzoni.
(Ulisse non ha mai conosciuto un tempo grigio
E gli era facile entrare e uscire dalla vita
Eretto come un gallo, innamorato del mutamento e non altro
ma anche della musica monotona e vile dei suoi morti compagni).
In piena luce la vita è grigia
una rana fulminata mostra il chiaro pancino al cielo
e la palude si anima come una distilleria.
Anche Prokosch che non sa una sola parola in tedesco
- ma anche lui la vita sconta, ed ama il mutamento -
Non sa far altro che tendere le orecchie, impervio e solo,
ad ascoltare le voci senza fine degli annegati
che pure un tempo abbordavano la vita con gli occhi
di un uccello.
Tendeva le orecchie, Prokosch, e sapeva amarsi
e come cedeva facilmente all'irrequietezza e alle lusinghe
e come godeva delle frottole che a pelo d'acqua correvano verso terra.
Non sapeva una sola parola in tedesco, Prokosch. Come un corsaro però
avrebbe amato il vecchio Franz dai lombi robusti, dai fondali luminosi
e forse avrebbe anche ascoltato la sua musica profonda e monotona
e poiché amava l'irraggiungibile e il proibito
avrebbe sicuramente affermato che le rane, a giorni alterni,
scoppiano nelle ottuse distillerie tedesche,
o che dei suonatori neri allegri e stanchi, tutt'uno con la carta da parati,
avrebbero ingoiato sciarpa e cappello, avrebbe ingoiato tutto
pur di accordare la loro musica, la loro splendida musica
con quella dei trasportatori di tronchi su fiumi de nord.
da antonio verri