È proprio tardi, è sempre troppo tardi con Joyce, dirò giusto due parole. (…)
Quante lingue si possono stivare in due parole di Joyce, inserire o iscrivere, custodire o bruciare, celebrare o violare? (…)
Quali sono quelle due parole inglesi?
Sono inglesi solo a metà, se volete intenderle (entendre), cioè fare qualcosa di più che ascoltarle (entendre): leggerle.
Le prelevo dal Finnegans Wake (25.12):
Sillabo HE WAR, e abbozzo una prima traduzione: LUI GUERRA - guerreggia, dichiara la guerra, fa la guerra, ciò che si può pronunciare, babelizzando un po' - dunque germanizzando, in anglosassone, HE WAR: ei fu. Fu colui che fu. Sono colui che è,, che sono, sono colui che sono, avrebbe detto Yahwé. Là dove esso era, fu, dichiarando la guerra. E fu vero. Forzando un po', concedendosi il tempo di allungare la vocale e di tendere l'orecchio, questo sarebbe stato vero, wahar. Ecco che cosa si può custodire (wahren, bewahren) in verità. Dio tutela. Si tutela così, dichiarando la guerra.
(…) dichiarare è un atto di guerra, dichiarò la guerra in lingue, e alla lingua e con la lingua, ciò che diede le lingue, ecco il vero Babele quando Yahwé lo pronunciò in vocabolo, Babele, che è difficile dire se sia stato un nome, un nome proprio o un nome comune che seminò la confusione.
da Ulysses' Gramophone di J. Derrida