“Doni di Guerra” dall' antica Troia all'Irak d'oggi.
Da bambini tutti hanno cantato i versi “ja na erdhi viti i ri...”, con un senso gioioso. Queste parole per noi non erano altro che una semplice canzone. Nell' antica scena di Butrint, questo canto è stato cantato da un gruppo di donne che annunciavano la distruzione di Troia. Il regista italiano Fabio Tolledi, e la sua compagnia teatrale “Astragali” di Lecce, hanno viaggiato attraverso l'antico mito per parlare delle guerre dei nostri tempi... “Doni di Guerra” , la terza rappresentazione che ha preso parte al Festival di Butrint, è stata una versione moderna dell'antico mito presento in questo spettacolo. La tragedia ha parlato in diverse lingue del mondo, mentre l'albanese ha preso parte con una canzone per bambini. “Ja na erdhi viti i ri...”. Il regista l'ha scoperta nella memoria di un ragazzo kossovaro diciassettenne, fuggito nei periodi di disordine. Lui era uno dei tanti esseri umani sui quali aveva pesato la parola guerra. Aveva sofferto l'assassinio di un fratello ed era stato sei mesi dietro le sbarre di un carcere. Per il regista Tolledi è questa questione, la distruzione, che echeggia nei giorni d'oggi. “Il lavoro per costruire uno spettacolo teatrale parte dal incontro delle persone con cui lavoro, perché ci sono anche delle storie personali all'interno di questo lavoro. Inizialmente lo sforzo più grande è di incontrare le opere classiche, alle quali diamo questo nome perchè troviamo ancora oggi dei valori, con l'esperienza concreta vissuta da ognuno di noi. Trovare un punto d'incontro tra quelle parole che sembrano così lontane, ma che ci sono molto vicine visto che oggi, noi parliamo ancora delle troiane”, - così dice il regista, il quale ha portato sull' antica scena di Butrint un Euripide diverso.
Lo spettacolo
Il tutto assomigliava ad un giubilo di sofferenze. In “Doni di Guerra” c'erano uomini che si ammazzavano e donne che compievano riti funebri. Dettagli pesanti erano presenti durante tutto lo spettacolo, e la loro differenziazione si compievano attraverso lunghe pause di silenzio. E forse la forza di questo spettacolo sta proprio sui dettagli analizzati differentemente. Un uomo che si getta il sangue addosso, una donna incinta (l'attrice era veramente incinta), che si strappa i vestiti dal dolore e lunghi canti di pianto che esprimevano molto di più delle parole. Secondo il regista Tolledi, questi riti sono conosciuti dalla maggior parte dei popoli e sono sufficienti per smontare l'essenza della tragedia. “Ci sono molti elementi che hanno portato alla necessità di tale lavoro. La guerra è un problema presente in tutto il Mediterraneo, per questo è necessario parlare di una ferita aperta anche nei giorni d'oggi”, ha detto il regista. Anche se lo spettacolo parte da un'opera di Euripide, secondo il regista, questa è la testimonianza che il teatro è ancora vivo. “Lavoriamo sui miti antichi perchè per me il teatro è una cosa viva e non è l'Electra morta. Se proviamo a dare un' occhiata ai sacri scritti antichi, vediamo che sono interpretazioni di quello che si pensa che sia successo, indipendentemente da quella che può essere stata la realta`- ha precisato il regista. La chiave dell' espressione l'ha trovato nei movimenti molto energici degli attori, e specialmente nel dominio della donna. Loro gridano il dolore in nome del sacrificio di se stesse. Le donne non hanno esitato ad buttarsi con forza a terra, ad essere trascinate, legate con catene, o buttarsi in testa una giara piena di terra.
“Il corpo degli attori è il primo contatto. Ogni persona umana ha un corpo, ma spesso ci dimentichiamo di averlo e l'attore, per comunicare dovrebbe scoprire questa forza. Solo in questo modo riesce ad emozionarsi e ad emozionarci, partendo dall' agire organico del corpo. Quando si parla di cose importanti l'attore non può fingere. Lui deve essere assolutamente vero e vivo, e per essere tale deve attivarsi biologicamente. Per questo dovrebbe produrre molte energie e scoprire quello che lo tiene in contatto con i corpi di quelli che lo guardano” - dice ancora il regista.
Giunti dall' Italia, Malta, Cipro, Siria, ecc, gli attori sono saliti sulla scena di Butrint per trasmettere il dolore.
L'indifferenza
“Doni di Guerra”, uno spettacolo che trova la sua essenza nella distruzione di Troia, si riferisce alle guerre dei nostri giorni. Il regista Fabio Tolledi ha detto di essere molto toccato dall' indifferenza che i popoli esprimono continuamente verso il fenomeno guerra. Per dimostrare questo al regista è bastato La Marcia di Radeski, che ha aperto ed ha chiuso lo spettacolo. “Tutte le famiglie italiane ma anche europee di solito ascoltano questa marcia per Capodanno e applaudono in segno di gioia. Radesky era un generale ungherese che alla metta dell' ottocento uccise centinaia di persone in Italia, e` una marcia militare dalla quale non si può gioire. Ma ogni Capodanno gioiamo sotto il suono di questa marcia e non riusciamo ad ascoltare tutti i crimini che nasconde” – ha detto il regista Tolledi. A Butrint ha cercato di portare questo spettacolo per dimostrare che queste cose ancora succedono. L'esempio l'ha trovato nella guerra in Irak, quando aggiunge che “siamo stati educati dal cinema o dalla televisione, a sentire le confessioni dei vincitori o dei vinti, mentre “Troia” ci insegna che 2400 anni fa, a raccontare la crudeltà della guerra, i protagonisti sono le persone distrutte. Nella guerra dell' Irak è diverso, perché non sentiamo mai quello che hanno da dire gli iracheni. C'è sempre un politico o soldato italiano oppure americano che ci dicono come si sono sviluppati i fatti. Noi continuiamo a chiamare terrorismo ciò che in quel paese è resistenza”. Nel suo spettacolo, questo, lo ha espresso in diverse lingue del mondo.
Regista, scrittore, è nato a Milano nel 27.09.1962. ha incontrato alcuni dei maggiori esponenti del teatro contemporaneo come Jerzy Grotowski, Eugenio Barba, Sanjukta Panierai, Ingermar Lindh, Abani Biswas e ha lavorato con il regista americano James Slowiak, ex dirigente del lavoro di Grotowski, come attore e aiuto regista. Nel 1992 diventa direttore artistico Astragali teatro. Tra i suoi spettacoli possiamo citare: “Ali”, “Mistero buffo, “Nos”, ecc. “Doni di Guerra” ha viaggiato in molti paesi. Lui ha condotto molti work shop in Italia e all'estero in teatri, festival e università.
Oliverta Lila
Butrint