L'esperienza di Astràgali nei Territori Occupati da Israele in Cisgiordania risale al 2010, in occasione del progetto Roads and desires, theatre overcomes frontiers.
Ne nasce un libro che raccoglie una parte significativa dei materiali prodotti e sviluppati intorno a questa esperienza. Il fare concreto del teatro e la pratica della ricercazione sociologica sono stati gli strumenti con cui si è condotto questo intervento.
Cosa sono le pratiche culturali in un territorio che vive da più di cinquanta anni un'occupazione militare ed un costante esproprio delle proprie terre? Come pensare un intervento culturale in un contesto stravolto da uno straor dinario processo di colonizzazione e pulizia etnica? Queste sono alcune delle domande da cui si dipanano i numerosi interventi riportati in questo libro. Emerge la consapevolezza che nelle dinamiche di conflitto uno degli elementi caratterizzanti è costituito dal mancato riconoscimento dell'altro. Ed è proprio in questo contesto di isolamento che la pratica culturale diventa una forma di resistenza, un elemento cruciale di rivendicazione e di affermazione di un diritto di esistenza per donne e uomini altrimenti condannati alla sparizione.
UN TEATRO IN PALESTINA
L'esperienza di Astragali Teatro nei Territori Occupati
a cura di Fabio Tolledi
, Lecce, November 2012
Suoni figure di piccoli corpi raccoglie i versi scritti da Fabio Tolledi in un arco di tempo che va dal 1992 al 2012. Questi vent'anni coincidono con il suo lavoro nel teatro come regista e direttore artistico di Astragali Teatro.
Il libro nasce proprio dalla relazione tra la pratica della scrittura e il lavoro quotidiano nel teatro, con il lavoro in comune con gli attori.
Nelle note di Fabio Tolledi per Nos, l'architettura degli amanti, a un certo punto si legge: "Esiste la possibilità di praticare il teatro come scrittura dei corpi, come corpo della scrittura, come corpo scrittura, come flusso, energia, scambio, processo del processo, come vertigine, in una parola come bordo [...]".
E proprio questo bordo, quest'apertura rappresenta il luogo d'elezione di un fare poetico che non ripiega sulla pagina, ma sceglie il confine incerto tra scrittura e oralità.
E la potenzialità del rapporto parola-voce diviene il campo di esplorazione di un corpo aperto, comune, in cui la scrittura comincia a costruire uno spazio, lo spazio umanissimo del teatro. In questo spazio, scrive Carla Petrachi nel testo che accompagna questi versi, "c'è, è palpabile, una domanda incessante, una inquietudine, la traccia di una antica mai risolta ferita, l'evidenza dell'incerto, una ricerca ostinata e dolorosa della parola esatta, un andare verso il suono, verso la voce che nasce e si radica tra piega e piega [...] la ricerca di una parola che duri tanto quanto il tempo del respiro, e per questo stesso si dia incessantemente".
, Lecce, May 2012
Il Cantico dei Cantici, poema d'amore fortemente erotico tra i più conosciuti, più commentati, più tradotti, ma anche tra i più misteriosi. Fabio Tolledi ne fa una riscrittura ''per lingua madre" seguendo le sonorità, le immagini che questa neo lingua evoca. Come si legge dalla postfazione di Fabio Tolledi "La lettera respira nella multiforme sensualità dei suoni, né va dimenticato che questa è una scrittura per il teatro. Scrittura che fa sparire l'autore, sogno compiuto di suono che in altri corpi risuona... La poesia è strumento carnale di conoscenza. L'esperienza erotica è la più alta forma di conoscenza sapienziale".
Alla versione in neo-salentino di Tolledi segue la versione medievale del cantico in giudeo italiano in caratteri ebraici e la sua traslitterazione introdotta da una nota critica di Fabrizio Lelli, Docente di Lingua e letteratura ebraica.
Questa appendice oltre ad impreziosire il libro è anche la traccia di una lunga tradizione legata al femminile, infatti, scrive Lelli:
"Dato il suo contenuto, si può immaginare dunque che il codice sia stato eseguito come dono per una giovane sposa ebrea di buona famiglia, che vi avrebbe trovato, come in un coevo Libro d'ore cristiano, i riferimenti necessari alla corretta amministrazione della vita liturgica famigliare.(...) Proviamo a cogliere nella sonorità espressiva del volgarizzamento del Cantico la voce e le sembianze di quelle anonime spose ebree per cui fu composto".
, Lecce, May 2012
di viole. d'incanti. e di voci e di sguardi
a cura di Francesco Saverio Dòdaro e Fabio Tolledi
ediszioni astragali teatro - eufonia multimedia, lecce, May 2009