LA CACCIA AI LUPI
Sono stremato, ho i tendini a pezzi,
Ma oggi, ancora come ieri
Sono braccato. Braccato!
I tiratori, allegri, corrono ad appostarsi.
Dietro gli abeti un tramestio di fucili a canne doppie,
I cacciatori sono acquattati nell'ombra,
I lupi si rotolano sulla neve
Trasformandosi in bersagli viventi.
La caccia ai lupi! La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi, e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea,
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
I cacciatori non giocano alla pari
Con i lupi, e le loro mani non tremano!
Hanno accerchiato la nostra libertà con le bandierine,
Ci colpiscono con certezza, sicuri di centrare il bersaglio.
Il lupo non può rompere le tradizioni.
Noi lupacchiotti, da piccoli, cuccioli ciechi
Abbiamo succhiato la lupa,
E con il suo latte, il divieto di oltrepassare le bandierine.
La caccia ai lupi! La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi, e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea,
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
Le nostre zampe e le nostre mascelle sono veloci.
E rispondi, tu che sei il capo branco,
Perché ci avventiamo, braccati, contro i loro fucili
E non cerchiamo di trasgredire il divieto?
Il lupo non può, non deve agire diversamente.
Ecco, è arrivata la mia ora.
Colui al quale sono destinato
Sorride e solleva il fucile.
La caccia ai lupi! La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi, e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea,
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
Ho rifiutato di obbedire,
Ho oltrepassato le bandierine - la sete di vita è più forte!
Ho solo sentito dietro di me, con gioia
Le grida di stupore degli uomini.
Sono stremato, ho i tendini a pezzi,
Ma oggi, non sono come ieri!
Sono braccato. Braccato!
E i cacciatori sono rimasti a mani vuote.
La caccia ai lupi! La caccia!
Ai predoni grigi, vecchi, e ai cuccioli.
I bracconieri urlano e i cani latrano fino alla nausea,
Sangue sulla neve e macchie rosse delle bandierine.
trad. da ochota na volkov, di vladmir vysotskij
partire. emigrare.
ma con quale forza, con quale disperazione
andavano?
per i miei nonni
per chi ha faticato e fatica peggio di una bestia, per gli occhi e le mani gonfie ancora oggi
per chi ha perso qualcuno troppo presto, davvero troppo presto, come mio padre
per te
per tutti voi
forse
quest'ultimo canto
le frontiere rendono folli-
mille infinite frontiere, mille
fiorite strade ferrate
come facevano a strisciare in quei cunicoli?
come facevano a respirare?
come scomparire e gridare tutto questo
e riconquistare alla vita un umile destino?
mille umili destini, uno solo, il nostro?
non basta questo, ci vogliono cose più piccole,
cose concrete- un gesto, un colore, una parola,
un canto( ah com'è difficile proninciare questa parola, questo strazio incomprensibile che mi fa scappare dal desiderio di cantare, questa confuso ritrarsi- ma ogni ritrarsi è ritrarsi da voi- e questa è importante, cruciale)
composizione collettiva- haiku
sinceramente non sapevo ci fosse un lavoro collettivo dietro alla forma di poesia giapponese degli haiku- questa una buona sorpresa----
bene abbiamo giocato un po' con le immagini e le parole, ma con regole precise(come per ogni gioco che si rispetti)
così siamo giunti a questo lungo mormorare
carnagione bianchissima, crudele
una macchia
sul foglio di cenere
4 agosto
Francis è triste, in difficoltà, non è il solo: la crisi oltrepassa la notte, si prolunga per tutta la mattinata e fino al primo pomeriggio. Un poco addormentati, un poco soli-
Non cedete, compagni
Non cedere, tu, volto riflesso
Risvolto del perdermi e
avvicinarmi, tu, non cedere
non cedete, compagni.
Sopportiamoci ancora- è questa pratica estenuante la prossimità, questo fastidio, ma il miracolo della scoperta-------------
Ma dove? Dove, francio?
Le baracche dei minatori in belgio erano le stesse dei lager nazisti.
Il canto di tony è molto bello, lui, spesso irragionevole- lo manderei spesso affanculo, poi lo abbraccerei- perché è così e anch’io sono così: sonorità micidiali, che adoro.
Il canto di camille è come una ninna nanna lontana, che si avvicina: nomade.
Una piena di immagini nel semicerchio ricco di suggestioni-
Poi, alla ricerca delle parole: madre, ti riconosco dalla dolcezza della voce.
Una tristezza come un velo, come una polvere.
Venuto pati: il nome è tutto un programma: di passione, di umile rigore. Mangiato insieme un piatto di pasta al sugo preparato da fabio, dei formaggi.
Parlato un poco di questa terra, da sempre piena di gente mischiata, ma non sempre accogliente: grecità, albanesita- e oggi la situazione è devastante, agonizzante.
Perdonatemi. Perdonatemi. Se non riesco ad avvicinarvi.
Una strana giornata. Di quelle che passano via lentamente, criticamente, con delle flessioni, dei lampi. Giorni fragili e cruciali, giorni che necessitano pazienza e attenzione.
Il limite, buon amico dell’attore, buon amico dell’uomo: cercare, questo il senso di queste ore, così poche, così minute, soltanto attimi.
E oggi, come una boa, un giro di boa di là dalla quale affoghi o dai fondo alle tue bracciate a tutto il fiato conosciuto e sconosciuto.
Un giorno in cui ci siamo dedicati alla colonna: colonna portante il corpo, scioglierla, accarezzarla, prendersene cura.
Poi le parole, i pensieri, le nostre immagini condivise, riassunte dalle parole del nonno di serena, morto a martinelle nell’esplosione della miniera- nelle parole dell’ultima lettera scritta alla moglie, ai figli- prossimità disarmante, umiltà dei sentimenti, del prendersi cura: la nostalgia prima della fine, un poco di carne, un uovo, qualcosa con cui coprirsi, il desiderio di una immagine.
Ancora morti, ancora deportati: carbone in cambio di uomini. Enton e la sua famiglia, che non vede da cinque anni perché lontana, in america. Lo strazio del non essere liberi.
Mio nonno che mangiava le bucce di patate nella sua baracca in francia e germania(però le arrostiva)- questa la mia piccola, infinitesimale briciola, eppure importante.
Poi la cicatrice che è un segreto, il nonno zingaro, la borsa nera, con la nostra storia, le nostre ferite- la carne delle cose come solo orizzonte, sola possibilità di agire, di aprire il mondo.
Come si chiamano i nostri nonni come li chiamiamo, quanto li conosciamo? Da dove vengono? Da dove non cessano di venire?
Mio nonno è di Savoia di lucania? Brigante.
I clowns di federico fellini
Apertura alla possibilità del comico:il superamento del tragico, la capacità di ridere di Dio- dice fabio.
Il comico è basso, volgare e sconveniente, perciò socialmente pericoloso- miracolosamente sovversivo. Una possibilità importante quindi: il segreto del comico, il ritmo,
mettere insieme materiali di lavoro, quanti più ne abbiamo- lasciar spazio, non pregiudicare la vita, l’accadimento e la scoperta di qualche cosa.
- il canto
- il ricordo di un saluto
- 3 immagini da underground di kusturiza
- 3 immagini da i clowns
- Parole da paul celan ed edmond jabes
Poi,
ve lo dirò.
un poco di carne, un uovo, la voce viva, pulsione attraverso il tempo e lo spazio- ed il mondo è nostro, nostra la storia di uomini e donne, di bambini pieni di vita, a loro, a noi emigranti.
NOI, EMIGRANTI
2 agosto lecce
spaccati gki occhiali. Dovrò farne a meno per un po': vedremo.
In sala anche i giornalisti, una strana e isidiosa, ma anche stuzzicante presenza: come aprire al fuori?
Un lavoro intenso, senza pause. Un ritmo che cresce: per far crescere l'energia, un cuore comune che pulsa dobbiamo spingere, spingere: a volte sento una voglia violrnta uno strano ed insensato entusiasmo- e mi viene quasi da ridere. Il corpo fatica e noi con lui- i momenti di crisi di fragilità, il passo al dilà.
Fabio ci ha chiesto una parila-chiave per questo lavoro- il suono di queste parole
Haram terra soma solitude larg abbandonare violare parents soma exclusion terone rubare cheveux misere casa buio certezze patata
Come farvi sentire il suono di queste parole?
NOI EMIGRANTI
1 AGOSTO 2008 LECCE
sono tutti arrivati: ci sono anche tony e francis, in forse fino all'ultimo, e sono contento. Anche i primi giornalisti arrivati- stamattina conferenza stampa, non banale.
Prima, poche parole di fabio: cultura bassa/cultura alta; politica esclusione; popolare, volgare, da vulgus, volk in tedesco. Creazione degli emarginati, della categoria delle cosiddette non-persone, per dirla con Dal Lago, solo individui, per dirla con i gesuiti.
Fondamentale: per un intervento politico, per un teatro politico-
Nel pomeriggio iniziato il lavoro in sala: stretch, pa tuan qin, bastoni, tre cerchi, in mex tli. Mplto dura- caldo caldo e giunture da sciogliere, un corpo un poco addormentato.
Poi abbiamo lavorato sul ritmo con fabio. Lavorato su struttire ritmichr semplici da tenere con le mani e anche cantando: abbiamo fatto questo ascoltando cose diverse.
Non scioltezza, bacino rigido, una certa pesantezza, ma tensione verso fuori. In generale, una sensazione di flessione verso la fine, un calo dell'attenzione.
Abbiamo concluso con due canti: klama e il canto dell'emigrante- due canti importanti per il lavoro di questi giorni.
Fabio ci ha chiesto se avevamo portato dei canti su cui lavorare: quasi tutti ne hanno portati, tranne maladou e helene, credo.
Alla sera. Zollino. Osteria da zacheo. C'era il sindaco, i giornalisti di babelmed.
Poi è arrivato, invitato da fabio, giovanni pellegrino(da zollino, insiste lui) un signore davvero curioso ed interessante. Doveva parlarci un po' di zollino e alla fine, essendo Anche un gran viaggiatore, nonche l'emigrante più famoso del paese, ha finito per parlarci dei luoghi in cui ha lavorato in africa e bolivia: costruto un frantoio sulle ande, - trasportato in corriera e smontato a pezzi tutto il frantoio- da solo. E' stato un incontro davvero ricco e divertente, per la vivacità del suo racconto e per il taglio davvero inusuale che ha preso la sua figura di migrante, non retorica e ricca di vitali suggestioni. Lui si dice un compagno che lavora, che ha sempre lavorato. Con le mani, sì, l'importanza della cultura materiale.
Mi dispiace solo che alla fine non tutti i facenti parte del convivio siano riusciti ad ascoltare, un po' per la difficoltà del tradurre, un po' per distanza e dusattenzione.
Iula e fatima non c'erano e questo mi ha intristito.